Ci sono momenti, nelle relazioni tra soci, partner e figure chiave all’interno di un’organizzazione, in cui il dialogo si inceppa. Nonostante le riunioni, le conversazioni, i tentativi di chiarimento, la sensazione è quella di non arrivare da nessuna parte.
Si parla, si riparla, eppure non si procede. I pensieri si accumulano, si iniziano a fantasticare ipotesi e a minare la fiducia nel buon esito di una decisione, della possibilità di un accordo, della chiusura di una trattativa.
Quando affianco team e soci in percorsi di allineamento e crescita, vedo spesso dinamiche di questo tipo. Attraverso finezze linguistiche e comunicazione emergono radici più profonde.
Due prospettive diverse, due binari che non si incontrano
La dinamica su cui voglio soffermarmi, riguarda persone che condividono uno stesso obiettivo, ma che guardano alla questione da piani differenti.
Qualcuno parla da un piano operativo: rischi concreti, gestione quotidiana, situazioni che conosce molto bene e che vive in prima persona ogni giorno.
Qualcun altro si esprime da un piano strategico: visione di lungo periodo, numeri globali, rischi economico finanziari e sostenibilità dell’intero sistema.
Entrambi i punti di vista sono validi, ma se questa differenza nella narrazione che fanno non viene riconosciuta, restano bloccati.
Esempi concreti: ci siamo dentro più spesso di quanto pensiamo
Facciamo un esempio. Un socio si occupa della gestione operativa: personale, clienti, processi. Vede rischi quotidiani, sa che certe scelte potrebbero creare problemi domani.
L’altro socio guarda i bilanci, tiene d’occhio gli investitori, ragiona in termini di obiettivi annuali.
Uno dice: “Se tagliamo su questo aspetto, rischiamo di compromettere la qualità del servizio”.
L’altro risponde: “Se non riduciamo subito le spese, il cash flow non regge”.
Sembrano due posizioni opposte. In realtà stanno parlando dello stesso tema: la salute dell’impresa. Solo che la stanno osservando da angolazioni diverse.
Entrambi vedono dettagli marginali di una questione più ampia, perdendo di vista la visione e la direzione dell’azienda.
Il ruolo delle emozioni: fastidio, irritazione, blocco
Questa distanza fa provare emozioni precise.
Qualcuno potrebbe sentirsi non ascoltato, qualcun altro minacciato dalla mancata comprensione che ne deriva. Altri, ancora, potrebbero sentirsi rallentati e ostacolati nel raggiungimento delle proprie visioni.
Il risultato di queste comunicazioni porta irrigidimento. E con il passare del tempo, perdita di motivazione e fiducia.
Il momento di fermarsi: un gesto di leadership consapevole
Il punto di svolta, in questi casi, arriva quando qualcuno si ferma e fa un passo indietro.
Osserva la situazione con uno sguardo più ampio, e si chiede: “Da che punto sto guardando io? E da quale punto sta guardando l’altro?”
Questo passaggio non è scontato. È una scelta di umiltà che richiede lucidità e consapevolezza.
Quando si è immersi nella propria posizione, spesso non ci si rende conto di quanto si è rigidi. Si scambia il proprio punto di osservazione parziale per l’unico vero, perdendo di vista il sistema più grande a cui appartiene.
Due strumenti concreti: ascolto e apertura
Per questo, quando accompagno situazioni di questo tipo, propongo un cambio di approccio attraverso due strumenti chiave:
- Ascolto. Non si tratta solo di sentire le parole, ma di cogliere il piano da cui quelle parole arrivano.
- Apertura. La disponibilità a mettere in pausa, anche solo per qualche istante, il proprio schema. E chiedersi: “Cosa c’è qui che ancora non sto vedendo?”
Questo passaggio di atteggiamento, apparentemente semplice, cambia la qualità della conversazione.
Salire di livello: il punto di vista condiviso
Quando si fa questo passo, la conversazione smette di essere un confronto tra chi ha ragione e chi ha torto.
Diventa uno spazio di costruzione condivisa.
Si sale di livello. Si cerca insieme il piano più alto, la visione che contiene entrambe le prospettive. La spazio in cui è possibile prendere sagge decisioni. Un livello di comunicazione in cui le relazioni professionali diventano più solide e in cui l’azienda cresce.
Non è solo questione di metodo, è questione di maturità
Non si tratta solo di un esercizio di comunicazione efficace. È questione di leadership: un modo di stare dentro alle relazioni professionali con maturità.
Non è sempre facile. Ma è essenziale per chi vuole costruire aziende, team e partnership che durino nel tempo.
Una domanda per te
Se hai letto fino a qui, ti chiedo: ti riconosci in questa dinamica?
Ti è mai capitato di vivere un confronto che ti blocca, di sentire quella tensione sottile tra punti di vista diversi che non si incontrano? E oggi, a che punto sei?